La territorialità dei vini ai tempi del COVID-19 (e non solo) – parte quarta

Non tutti i produttori possono fare vini identitari e di territorio e per farli occorre perseguire i seguenti punti essenziali:

 

1 – fondare la propria identità enologica sul proprio suolo, se questo è vocato per accogliere un vigneto (VOCAZIONE);

2 – custodire e, se necessario, migliorare la vita del suolo (piante, animali, microrganismi) poiché il suolo è il principale patrimonio territoriale e occorre ricordarsi che si è prima di tutto custodi del proprio suolo prima ancora che viticoltori (CUSTODIA);

3 – allevare viti che esprimano una sana e robusta costituzione, vale a dire favorire nelle piante il metabolismo dei carboidrati (espressione diretta della fotosintesi clorofilliana) invece del metabolismo azotato (SALUTE VERA DELLA PIANTA);

4 – prediligere un approccio agronomico percettivo, ricorrendo il più possibile all’osservazione continua, diretta e indiretta, dei vigneti, supportati anche dalla migliore tecnologia disponibile (OSSERVAZIONE);

5 – navigare a vista relativamente a tutte le decisioni tecniche da prendere durante l’annata viticola, così da interpretarla sempre in modo adeguato perché le annate non sono mai uguali e i protocolli a lungo termine vanno bene per le colture industriali, non per produrre uve da vini di territorio (NAVIGAZIONE A VISTA);

6 – accompagnare e valutare le uve durante la maturazione finale e fino al momento migliore per loro raccolta perché l’uva deve poter essere vendemmiata solo quando la qualità è appropriata al vino territoriale che si ha nel cuore, ma al netto delle condizioni dell’annata (VALUTAZIONE RAGIONATA DELLA RACCOLTA);

7 – pensare alle uve e approcciarsi ad esse e al vino come farebbe un fotografo (MESSA A FUOCO ED ESPOSIZIONE): l’uva è il negativo e il vino è il positivo vale a dire la fotografia alla fine dello sviluppo. Nel vigneto le bucce delle uve sono la pellicola da impressionare, e ciò si fa curando la messa a fuoco dell’annata, soprattutto per quello che riguarda la regolazione della luce sulle bucce. Lo sviluppo dal negativo al positivo fotografico avviene in cantina e deve essere realizzato in modo da rispettare “la grana” del negativo. Per valorizzare al meglio le informazioni contenute nelle bucce occorre rispettare la corretta messa a fuoco (la tecnica di vinificazione) e i tempi di esposizione (tempi di macerazione e passaggio nei vari tipi di contenitori). Tutto il resto in più rischia di essere una mera post-produzione fotografica.

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