I "fantastici quattro" della coltivazione del vigneto

Di seguito l'articolo pubblicato sul portale Novagricoltura sul tema dei "i fantastici quattro" della coltivazione del vigneto. Almeno secondo gli Agronominvigna Fabio Burroni e Marco Pierucci.

Una visione basata su più livelli di competenze agronomiche e sull’importanza della parte microbica invisibile

In un mondo dove l’accesso alla conoscenza sembra non avere più limiti grazie all’enorme quantità d’informazioni che la rete e la tecnologia ci mettono a disposizione, è inevitabile una riflessione ad ampio raggio sui vari livelli di competenze agronomiche che sono necessarie per una corretta modulazione o messa a punto dell’agro-ecosistema vigneto.
Le tecnologie sono il ponte per il futuro della viticoltura: forniscono strumenti raffinati e informazioni spesso sovrabbondanti, ma non possono escludere un urgente recupero da parte dell’agronomo di un approccio olistico dell’agro-sistema vigneto, fondato su competenze tecniche a tutto campo che non può essere limitato solo al coltivare la vite. È necessario un salto culturale che comprenda altri livelli di competenze agronomiche relativi all’atto di coltivare. Questo il pensiero degli “agronominvigna” Marco Pierucci e Fabio Burroni, che a Spresiano spiegheranno sul campo la loro filosofia.

Le conoscenze

Per Pierucci e Burroni sono quattro i livelli di competenze agronomiche variamente declinabili per la coltivazione del vigneto. Sono tutti strettamente correlati e interagenti, quindi la loro interazione presuppone un’attività di fine regolazione o messa a punto da parte del tecnico di campo che desideri realizzare una viticoltura olistica, eco-sostenibile, orientata agli obiettivi enologici e anche economicamente sostenibile nel lungo periodo.
Tutte le attività afferenti alla modulazione o regolazione fine sono di fatto attività di coltivazione, intese come applicazioni a vari livelli del “saper fare” agronomico.
Questa sintesi è nata dopo avere verificato l’importanza della semplice osservazione dei fatti naturali che ha permesso di fotografare rapporti complessi tra i quattro livelli, rapporti fino a poco tempo fa difficilmente comunicabili ai più scettici perché non supportati da un’adeguata conoscenza scientifica e da riscontri sistematici sul campo.

Coltivazione della vite

Il primo livello di competenze riguarda la coltivazione della vite propriamente detta, quindi tutti gli aspetti nutrizionali, fitoiatrici, metabolici, chirurgici (potatura e gestione della palizzata verde), ecc., un ambito che ha rappresentato finora il principale quando non l’esclusivo focus del tecnico di vigna.

Coltivazione della biodiversità vegetale

Un secondo livello riguarda la coltivazione della biodiversità vegetale, quella che potremmo chiamare “green partnership” del vigneto: cover crop, siepi e altre piante arbustive e arboree, boschi compresi, intendendo con ciò tutte le essenze vegetali che oltre alla vite si possono coltivare nell’area del vigneto e in prossimità ad esso, a beneficio del suolo e della biodiversità in generale.

Coltivazione della biodiversità animale

Un terzo livello riguarda la coltivazione della biodiversità animale, quella che potremmo chiamare “animal partnership” del vigneto, cioè l’allevamento della fauna utile (entomofauna e mesofauna del suolo).

Coltivazione della biodiversità microbiologica

L’ultimo livello di competenze riguarda la coltivazione della biodiversità microbiologica, quella che potremmo chiamare “microbial partnership” del vigneto, cioè la coltivazione del microbiota del suolo e in particolare di quello più propriamente attinente alla rizosfera e agli endofiti.
Declinando opportunamente tutti e quattro i livelli di competenze agronomiche si riescono a includere tutte le tipologie esistenti della viticoltura. In questo senso, quella descritta è una visione inclusiva piuttosto che esclusiva e perciò maggiormente rispondente al bagaglio tecnico e culturale del moderno agronomo di vigna, in un mondo produttivo decisamente complesso e sfaccettato nel quale la tecnologia rischia di assopire non tanto le conoscenze, quanto le competenze tecniche.
Evocando il noto fumetto Marvel, questi sono i “Fantastici Quattro” del vigneto, dove la protagonista è la Donna invisibile, cioè la popolazione microbica del suolo, il principale componente della fertilità.

 

Il ruolo dei microbi

I microbi sono percepiti dalla vite come patogeni potenziali. Questo aspetto è alla base del ruolo metabolico che i microbi, soprattutto gli endofiti, hanno sulla vite. Possono stimolare i meccanismi di resistenza della pianta attraverso complessi effetti elicitori, migliorando la reattività delle piante agli stress e rendendola più resistente nei confronti dei patogeni veri e propri. Infine, la popolazione microbica che occupa la superficie dei tessuti vegetali può operare esternamente da barriera fisica e biochimica nei confronti dei patogeni veri e propri, sia perché occupa le nicchie ecologiche altrimenti invase dai patogeni sia per l’azione diretta trofica e “antibiotica” sugli invasori.
Insomma, qualunque sia il problema agronomico da affrontare nel vigneto, l’invisibile può farlo meglio.

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