Drone, un vignaiolo con le eliche. Seconda parte

Ed ecco la seconda parte di un nostro articolo uscito nel numero 1/2018 del Magazine Millevigne.

I sensori montati sui droni principalmente utilizzati in agricoltura sono quelli di tipo ottico, in grado di rilevare la luce riflessa dalla vegetazione e non solo.

La banda rilevata dai sensori va da quella del visibile fino all’infrarosso, in relazione alle caratteristica proprie  delle piante superiori di riflettere le lunghezze d’onda nell’infrarosso vicino o NIR (lunghezza d’onda pari a 0,7-1,1 µm) per la presenza del parenchima lacunoso ricco d’aria.

Di fatto i cloroplasti assorbono la luce blu (lunghezza d’onda pari a 0,4-0,5 µm) e luce rossa (lunghezza d’onda pari a 0,6-0,7 µm) e riflettono luce verde (lunghezza d’onda pari a 0,5-0,6 µm).

La differenza sostanziale tra piante in buono stato vegetativo e piante in sofferenza è data dall’alterata differenza tra luce rossa assorbita e la riflettanza NIR che risulta massima nel primo caso e sensibilmente ridotta nel secondo caso a causa dell’alterazione della struttura fogliare. Il suolo viene riconosciuto facilmente poiché caratterizzato dall’elevata riflettanza nel rosso e dalla bassissima riflettanza nella banda NIR.

Sulla base dei dati della riflettanza misurata nelle due bande maggiormente utilizzate è stato sviluppato il principale indice utilizzato per i rilievi vegetativi, NDVI o Normalized Difference Vegetation Index:

NDVI= (NIR-ROSSO)  /  (NIR+ROSSO)

L’indice NDVI varia tra i valori -1 e +1, ma i soli valori significativi per la vegetazione variano da 0 a +1, indicando per valori positivi prossimi allo zero l’assenza di attività fotosintetica, quindi uno stato vegetativo sofferente, e per valori prossimi ad 1 un’elevata attività fotosintetica, quindi uno stato vegetativo soddisfacente. I valori inferiori a zero sono tipici del suolo, delle rocce ecc.

Mappe dettagliate alla pianta

L’agricoltura di precisione o precision farming è un sistema integrato di informazione che ha come obiettivi principali:

  • l’aumento della produttività sito-specifica, quindi dell’efficienza produttiva e non ultima della redditività colturale;
  • la riduzione dell’impatto ambientale.

Sostanzialmente le informazioni raccolte dei diversi sensori presenti sui droni, geo-referenziate con sistema di coordinate tramite GPS o GNSS, consentono gestire i fattori limitanti della coltura in senso sito-specifico con l’applicazione degli input agronomici principali (acqua, fertilizzanti, agrofarmaci, operazioni colturali ecc.) attraverso mappe di prescrizione e l’applicazione del rateo variabile cioè solo dove, quando e quanto necessario all’ottimizzazione della produzione ed all’incremento della redditività.

Un’applicazione più recente ed ancora in larga parte in corso di messa a punto riguarda, come già accennato, il monitoraggio dello stato sanitario del vigneto: Mal dell’Esca, Flavescenza dorata e accartocciamento fogliare. Su questi aspetti alcune società come la Skysquirrel (https://skysquirrel.ca/) hanno focalizzato da tempo le loro energie ottenendo risultati eccellenti nell’individuazione puntuale delle piante virosate da accartocciamento fogliare e risultati molto interessanti, anche se di precisione leggermente inferiore rispetto alla precedente malattia, per quanto concerne l’individuazione di piante malate di Esca o di Flavescenza dorata.

Purtroppo per quanto riguarda malattie fungine più comuni legate all’andamento meteorologico, come peronospora ed oidio, non ci risultano esistere sistemi di individuazione precoce dei focolai in campo. Ma la tecnologia e la scienza si sa sono prodighe di sorprese, basta sapere aspettare.

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