Prego Xilella entri pure

Millevigne Numero 1/2017

“Se alla scienza spetta il compito di completare il quadro delle conoscenze, sono le istituzioni a dover prendere le decisioni e agire”.
(Le Scienze, 21/11/2016)

Apriamo questo articolo con un’affermazione tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica. Infatti, mai come in questo frangente sono state messe a nudo tutte le difficoltà interne italiane e la difficile convivenza civile e legale in ambito europeo.


L’Europa ha una delle più moderne organizzazioni di controllo fitosanitario a livello mondiale. La competenza dei nostri ricercatori è universalmente riconosciuta anche per l’importanza del mercato interno e la complessità delle tematiche da affrontare. Tutta la normativa europea si basa su un principio fondamentale fondato sulla nostra capacità di controllo del territorio: solo dopo avere effettuato i controlli formali alla frontiera per impedire l’ingresso di situazioni problematiche già conosciute, il materiale vegetale può entrare e disperdersi nel territorio europeo con la sicurezza garantita dai nostri controlli. Un vero principio di accoglienza, la cui normale gestione si basa sulla capacità dei singoli operatori di prendere le migliori decisioni a favore di tutta la comunità.


Il settore professionale del vivaismo è molto controllato, le piante prodotte in Europa seguono percorsi specifici di controllo e una supervisione del produttore responsabile che permette una certa tutela; la conoscenza di chi produce, permette alle Istituzioni europee di controllare i centri aziendali e impedire il sorgere di queste emergenze.
Il problema iniziale, che ha permesso l'entrata del batterio sul suolo europeo, è la nostra dimensione. ll vecchio mondo è un mercato enorme, anche se in contrazione, ma ancora ambito da tutti. Fatto sta che dal Sud America, principalmente dal Costarica, sono entrate milioni di piante in Europa contenenti il batterio Xylella fastidiosa; una cosa poco importante, fìntantoché questo batterio si limita a sopravvivere e progredire su piante di caffè ornamentali, ma ben più pericoloso quando colpisce importanti settori produttivi come quello dell’olivo e della vite, ma anche del mandorlo, del ciliegio e quello delle tante piante ornamentali mediterranee come l’oleandro e la ginestra. Ma non basta. il batterio presenta innumerevoli sottospecie, tutte legate a specie vegetali particolari, alcune importanti altre meno. Uno di questi colpisce anche la vite, la Xylella fastidiosa, sub. fastidiosa, mentre il ceppo pugliese fa parte della sub specie pauca, il famoso ceppo Codiro (ST53).
Il problema attualmente è solo nelle olivete pugliesi, purtroppo per noi italiani, ma non è fermo a questo livello.


Una stima europea delle piante che sono entrate in Europa dal Sud America, dalle zone infette di partenza, parla di decine di milioni di piante. Fra queste, quelle potenzialmente pericolose, sono dieci o quindici milioni. Dove sono finite?
Il perfetto sistema europeo di controllo che sulla carta non fa una piega, si è scontrato, purtroppo perdendo, con la dimensione di un mercato mondiale che, facendo leva sull’enorme numero di piante da controllare, ha di fatto permesso l’entrata di materiale vegetale da zone pericolose, perché, anche se siamo bravi, non si può controllare tutto. Anche il porto di Rotterdam, in Olanda, in questo caso, ha fatto acqua e non è una battuta. Così le piante sono entrate e si sono disperse in tutta Europa. in Puglia il batterio ha trovato terreno fertile, annate fantastiche e olivi maestosi da colonizzare. Poche piante colpite inizialmente nella zona di Gallipoli, così si pensa, hanno innescato una delle maggiori emergenze fitosanitarie di sempre che cambierà radicalmente il nostro modo di pensare e di affrontare queste questioni.
ll batterio non ha le ali, non vola, non cammina, viene trasportato da un insetto vettore, la comune sputacchina media (Philaenus spumarius), una cicalina capace di sopravvivere in ambienti molto diversi fra di loro.


In Europa purtroppo non è stato trovato solo la sottospecie Pauca, ma anche la Multiplex in Francia e purtroppo per i viticoli anche la Fastidiosa, nell’isola di Maiorca, ma fortunatamente non su vite e pertanto non in mezzo ad un vigneto.


Vogliamo evitare di sottolineare come di fronte a questa emergenza fitosanitaria si sia sgretolata la coesione europea, con le istituzioni dei vari paesi nostri vicini che non hanno esitato a produrre decreti e diffondere versioni dei fatti che hanno profondamente compromesso la fiducia degli agricoltori europei e non solo verso le produzioni vivaistiche italiane. Comunque sia, all'interno di un continente ci saranno pure le frontiere ed i muri per il genere umano, ma non per i batteri e gli insetti.


In Puglia la situazione è paradossale. La questione se fosse stata tempestivamente affrontata non avrebbe avuto questi esiti; infatti, sarebbe stata limitata alle poche piante di partenza se le persone addette fossero state capaci di prendere le decisioni, cosa perla quale sono appunto pagate. Purtroppo, invece, ia classica legge italica del quieto vivere, ha prodotto un problema che ha condizionato il mercato professionale vivaistico italiano in senso negativo, azzerato tante imprese vivaistiche in Puglia e imposto una frontiera interna m un paese sovrano come l’Italia. Col Ceppo specifico di Xylella pugliese, la Vite non centra per nulla. Le verifiche fatte dai ricercatori addetti, tra l’altro fra i maggiori esperti di Xylella in Europa, affermano che il batterio non è in grado di progredire all’interno di una pianta di vite infettata in laboratorio. Queste affermazioni scientifiche non sono bastate per cancellare la ritrosia europea nei confronti dell’attività degli organismi nazionali dediti al controllo di questa emergenza. Fatto sta che i vivaisti viticoli pugliesi se vogliono vendere il loro materiale in Italia e nel resto d’Europa devono sottostare a rigidi controlli e imposizioni come quello del trattamento con acqua calda (HWT) che, in questo specifico caso, è solamente un palliativo politico europeo per mettere in evidenza la ritrosia italiana nell’adottare il piano europeo per il contenimento di questa emergenza.


La storia è sotto gli occhi di tutti. Le mancate decisioni italiane hanno permesso ai Tribunali di intervenire, mentre la parola degli esperti suffragata dagli studi scientifici prodotti veniva messa in dubbio da teorie sul ruolo del diserbo chimico (se non delle scie chimiche o degli extraterresti) ed ostacolata da persone incatenate alle piante, ma lonta

ne dal comprendere le reali necessità di un ambiente sempre più abbandonato a se stesso.
La soluzione non è semplice, nel contesto salentino, sia per la grande mobilità dell’insetto vettore, sia per l’importanza delle colture colpite e la preoccupazione per le altre.


L’agricoltura non è un fenomeno naturale, si è evoluta nel corso dei millenni con le popolazioni che la mettevano in pratica e vivevano nei vari ambienti agricoli attraverso la condivisione dei pericoli e delle opportunità che essa reca con sé. La soluzione specifica passa dal ripristino di un equilibrio ecologico integrato che permetta di sviluppare il territorio e di non abbandonarlo a se stesso; in questo momento esiste un qualcosa che ha preso il sopravvento, rompendo l’equilibrio, in un ambiente che stava per essere abbandonato e dove le buone pratiche agricole che per secoli hanno reso sostenibile questo contesto agricolo erano state dimenticate.


MA VENIAMO ALLA VITE
Il morbo di Pierce non ha possibilità di cura. Questa malattia è presente da tanto tempo in USA ed è un vero e proprio spauracchio per l’Europa, una nuova ”Fillossera”. ln California, gli agricoltori convivevano con questa malattia perché l’insetto locale, la cicala verde blu (Graphocephala atropunctata), che ne era il vettore principale viveva limitata lungo i fiumi. Gli agricoltori stavano lontano da quelle zone con i loro vigneti. In seguito è avvenuto un fatto che ha cambiato gli equilibri: una nuova cicala, dalle ali vetrose (Homalodisca vitripennis) è apparsa e diffuso il batterio in un areale molto più grande. Questa cicala è arrivata dalla Florida, attraverso le comuni rotte commerciali.


Non è possibile bruciare un ambiente con gli insetticidi per bloccare un insetto del genere, come è impossibile controllare tutte le zone incolte, vista la polifagia della sputacchina. Dobbiamo lavorare per rallentarne la diffusione, con le lavorazioni superficiali sotto le nostre olivete, ampliando i controlli lungo le rotte commerciali, favorendo il lavoro degli ispettori fitosanitari rispettando le loro decisioni, estirpando gli olivi colpiti e mettendo in atto tutto ciò che è indicato. Tutto questo per avere il tempo necessario a ripristinare l’equilibrio ecologico oggi perso, sperando di non dover intervenire come i Californiani che hanno di fatto limitato la viticoltura negli areali più favorevoli al vettore.


ll batterio del morbo di Pierce è entrato nel nostro continente. Non valutiamo con superficialità questo pericolo e impariamo dal disastro salentino quanto sia importante agire tempestivamente per limitare il danno a poche piante per salvaguardare la coltura a cui è legata la storia di tutto il vecchio mondo.

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