LA GESTIONE IN VERDE, COSTI E BENEFICI

Apr 26, 2018

La legatura dei capi a frutto è appena terminata in questa annata fenologicamente molto anticipata.

In alternativa i più moderni legacci di varia natura (pvc, metallo, ecc.) la legatura su piccoli appezzamenti può essere ancora realizzata con materiali e tecniche tradizionali quali i “salci”, certamente un lavoro più lungo e dalle connotazioni rustiche, ma ecologicamente sostenibile e con un fascino antico.

Vi proponiamo la prima parte di un nostro articolo uscito sul magazine Millevigne ormai qualche mese fa ma pur sempre attuale.

La vite e una liana quindi da sempre è stata necessaria la mano dell’uomo per poterla “piegare” verso le produzioni desiderate, e la sapienza acquisita nell‘adozione delle diverse pratiche di gestione della potatura secca e verde è conseguenza di un lungo studio applicato al perseguimento di questi fini. La tendenza a ridurre i costi di produzione ha recentemente generato, accanto all‘estesa meccanizzazione di molte operazioni colturali, anche l’idea che non fare alcune operazioni, quindi non sostenere certi costi di gestione, possa generare maggiori profitti.

In realtà l’abbandono delle buone pratiche agricole, che raccolgono secoli di attività agricola spesso raffinata perché legata alla sopravvivenza stessa delle popolazioni, ha causato la perdita delle competenze dei vecchi viticoltori che vivevano la viticoltura come loro fine di vita. Riappropriarsi di queste pratiche, riportando la lente di ingrandimento sulla conoscenza vera della pianta e non relegandola ad una vecchia usanza non più economicamente sostenibile, è alla base della realizzazione del lavoro illustrato in questo articolo nel quale sarà proprio l’aspetto economico la chiave analitica di confronto tra il praticare o meno la scacchiatura primaverile dei germogli.

L’attività tecnica resasi necessaria per perseguire la finalità del trial di campo è stata inoltre un’interessante opportunità di lavoro di “coaching” con gli operai che sembrano avere apprezzato l’esposizione delle ragioni che sono alla base anche dei più semplici interventi di campo.

MATERIALI E METODI

Nel 2013 è stata impostata una prova di confronto all’interno di un vigneto di Sangiovese dell’azienda Cellai di lncisa Valdarno pianificando alcuni interventi ritenuti coerenti con il progetto di miglioramento e consolidamento di alcune “buone pratiche agricole”, pratiche che avevano l’obiettivo di migliorare la qualità delle produzioni nel rispetto della sostenibilità ambientale ed economica.

ll vigneto designato per la realizzazione della prova comparativa rispetto allo standard aziendale e relativa ad una gestione della potatura secca e verde più intensiva, presentava le seguenti caratteristiche:

cultivar: Sangiovese;

altitudine di 260 m.s.|.m.;

forma d’allevamento: cordone speronato;

età inferiore ai 10 anni;

sesto d’impianto: m 2,50 x m 0,80;

densità di piantagione: 5.000 piante/ ha superficie totale: ha 1,80

superficie destinata alla realizzazione del progetto: ha 0,93

superficie residua condotta secondo lo standard aziendale: ha 0,86.

La gestione standard aziendale non prevedeva alcuna selezione dei germogli o scacchiatura del cordone a verde e prevedeva una potatura secca invernale poco selettiva, volta a lasciare sul cordone molti speroni (da 8 fino a 10), originanti sia dai punti vegetativi correttamente potati sia da tralci cresciuti direttamente dalle branche. Era piuttosto evidente che questo affastellamento degli speroni traeva origine soprattutto da una difficoltà di scelta dei candidati speroni in fase di potatura invernale da parte della manodopera L’osservazione delle piante nella fase di crescita primaverile aveva inoltre suggerito che, in quelle specifiche condizioni pedologiche, climatiche e con quelle combinazioni varietà/portainnesto, quelle piante non erano in grado di sviluppare correttamente e maturare più di 8-10 tralci produttivi e relativi grappoli, permettendo così di fissare questo come limite massimo per la gestione della palizzata al quale avremmo dovuto adattare le piante destinate alla prova di confronto con lo standard aziendale.

Nei mesi di aprile, maggio e giugno sono stati effettuati dei sopralluoghi nell’azienda in oggetto al fine di definire e programmare gli interventi necessari, seguiti poi da alcuni sopralluoghi di verifica dello stato vegeto-produttivo sia nella fase pre-raccolta sia nella fase post-raccolta.

Gli obiettivi prefissati erano i seguenti:

1 miglioramento della gestione della palizzata verde relativamente all‘ottimizzazione della densità della chioma sia in senso quantitativo, con riduzione della massa verde a favore dei soli germogli fertili, sia in senso qualitativo, con redistribuzione omogenea della massa verde su tutto lo spazio occupabile dalla pianta;

2 miglioramento della distribuzione dei grappoli prodotti, con particolare riferimento alla distribuzione degli stesa nello spazio;

3 riduzione progressiva, nell’ottica di almeno due anni di lavoro ripetuto con gli stessi criteri dei tempi d‘impiego manodopera sia nella potatura invernale sia nella gestione della palizzata verde;

4 riduzione conseguente dei costi di gestione a parità di altri costi comuni con la gestione standard aziendale (es. concimazioni, trattamenti, diserbi, imature, raccolta ecc.);

5 possibile incremento quantitativo del carico produttivo;

6 miglioramento qualitativo generale delle uve prodotte sia da un punto di vista sanitario sia da un punto di vista qualitativo del potenziale enologico.

Durante il sopralluogo di maggio è stata messa in atto una dimostrazione diretta in campo di tecniche di selezione dei germogli, altrimenti detta scacchiatura. Gli operatori di campo hanno avuto modo di assistere alla spiegazione delle finalità degli interventi di scacchiatura per i diversi criteri di scelta dei germogli. I loro successivi interventi sono stati monitorati e sono stati chiariti gli aspetti non pienamente compresi nella prima fase dimostrativa.

La finalità principale di questi diversi criteri di selezione dei germogli sui palchi produttivi era quella di semplificare la potatura secca del cordone speronato, diminuendone i tempi di esecuzione e migliorandone la qualità dei tagli, e di regolarizzare la cadenza degli speroni, correggendo alcuni aspetti da noi ritenuti errori concettuali d’impostazione del cordone speronato.

Quale regola fondamentale nella gestione della scacchiatura dei cordoni speronati è stata fissata la selezione di soli 2 germogli produttivi per sperone lasciato.

La regolare cadenza degli speroni quindi dei germogli da essi generati aveva lo scopo di acquisire vantaggi qualitativi immediati in termini sanitari sia per il miglioramento del microclima della fascia grappoli sia per il miglioramento della distribuzione degli agrofarmaci sugli organi bersaglio grappoli.

La potatura secca successivamente, aveva tra gli altri obiettivi anche quello di semplificare a sua volta la successiva selezione primaverile dei germogli, diminuendo anche in questo caso i tempi di realizzazione della scacchiatura, secondo un concetto basato sulla sinergia operativa tra le due operazioni colturali. Uno degli obiettivi principali in comune tra le due operazioni colturali di scacchiatura verde e potatura secca, se correttamente svolti, era quindi la diminuzione progressiva dei tempi di esecuzione delle due operazioni. II personale esecutore avrebbe avuto infatti minori incertezze sul da farsi riducendo progressivamente i piccoli interventi di correzione della forma d’allevamento (al verde o al secco), interventi che solitamente allungano i tempi necessari per l’esecuzione.

Altro obiettivo comune era quello di eliminare il più possibile gli interventi di correzione straordinari di potatura secca, vale a dire i tagli di ritorno e conseguenti traumi connessi, spesso forieri di infezioni da funghi patogeni del legno (botriosphaeracee, complesso dell’esca, ecc..).

Infine, abbiamo fatto notare come spesso i germogli soprannumerari non generati da legno di un anno (speroni) abbiano una fertilità molto bassa o pari a zero. Questo comporta la presenza di vegetazione non utile ai fini produttivi e foriera di affastellamenti spesso pericolosi per lo stato sanitario dei grappoli oltre che depauperanti nei confronti delle sostanze di riserva prodotte dalle foglie esposte alla piena luce.Iin sostanza, da un punto di vista fisiologico, questo tipo di gestione della chioma avrebbe avuto anche l’obiettivo non secondario di migliorare il rapporto tra superficie fogliare totale e superficie totale esposta, a favore della massima efficienza fotosintetica della pianta nel suo complesso quindi a favore di una migliore qualità tecnologica del raccolto.

In viticoltura i bilanci energetici sono fondamentali, non dobbiamo quindi sperperare ciò che la pianta produce ma focalizzarne l’attività sugli organi che desideriamo.

Continua nel prossimo articolo…